Normativa

Uso del termine artigianale: cosa cambia per ristoranti e locali

La Legge 11 marzo 2026, n. 34 rafforza le regole sull’uso di parole come artigianale e artigianato nella comunicazione commerciale. Per i locali e importante capire quando si possono usare e quali rischi ci sono.

Piatto di pasta preparato a mano in una cucina di ristorante

La parola artigianale e una di quelle che, nella ristorazione, si usano spesso con naturalezza.

Pane artigianale, pasta artigianale, dolci artigianali, gelato artigianale, prodotto artigianale: formule che compaiono nei menu, sui siti, nelle descrizioni social, sulle lavagne e a volte anche nelle insegne o nei marchi.

Con la Legge 11 marzo 2026, n. 34, entrata in vigore il 7 aprile 2026, il tema diventa piu delicato. La norma interviene sull'uso di parole e riferimenti legati all'artigianato, estendendo l'attenzione anche alla promozione e alla comunicazione commerciale di prodotti e servizi.

Questa non e consulenza legale. E una lettura operativa, pensata per aiutare ristoratori e locali a capire dove guardare e quali verifiche fare con il proprio consulente, associazione di categoria o professionista di riferimento.

Il punto centrale: non basta fare qualcosa “a mano”

Il passaggio piu importante e questo: usare il termine artigianale non dipende solo dal modo in cui un prodotto viene preparato.

La nuova disciplina richiama i requisiti previsti dalla legge quadro sull'artigianato. In pratica, il riferimento all'artigianalita non e libero se l'impresa non possiede i requisiti richiesti e non e correttamente inquadrata come impresa artigiana.

Per un ristorante questo e un punto da maneggiare con attenzione. Un dolce fatto in casa, una pasta fresca preparata internamente o un pane prodotto nel locale possono essere elementi reali e importanti della proposta. Ma la parola artigianale, nella comunicazione commerciale, va valutata alla luce del requisito soggettivo dell'impresa, non solo della lavorazione.

Quali sono i requisiti da verificare

La Legge 34/2026 interviene sulla tutela delle denominazioni legate all'artigianato e rinvia alla Legge 8 agosto 1985, n. 443, cioe la legge quadro per l'artigianato.

In termini pratici, i punti da verificare sono soprattutto questi:

Il punto non e solo linguistico. Se una parola comunica al cliente una qualita giuridicamente o commercialmente rilevante, quella parola deve essere sostenibile.

Dove il rischio e piu concreto

Per un locale, i punti da controllare sono diversi.

Il primo e il menu. Se una voce viene presentata come artigianale, bisogna chiedersi se quel termine e corretto rispetto alla posizione dell'impresa. Lo stesso vale per menu digitali, QR code, carta dei vini o descrizioni dei prodotti.

Il secondo e il sito web. Le pagine servizio, le descrizioni della cucina, le landing page e le schede prodotto sono comunicazione commerciale a tutti gli effetti.

Il terzo e la comunicazione social: post, sponsorizzate, bio, descrizioni, reel, locandine e grafiche promozionali. Anche qui la parola artigianale puo essere letta come un riferimento commerciale.

Il quarto e il materiale fisico: insegne, vetrofanie, brochure, cartelli da banco, packaging, etichette e listini.

Le sanzioni previste

La norma prevede una sanzione amministrativa pecuniaria in caso di uso non consentito dei termini e dei riferimenti all'artigianato.

La sanzione indicata e pari all'1% del fatturato, con un importo comunque non inferiore a 25.000 euro.

Questo rende il tema tutt'altro che marginale. Non parliamo di una correzione di stile o di una semplice preferenza terminologica: se il termine viene usato in modo non conforme, il rischio economico puo essere significativo.

Cosa fare adesso, senza panico

La prima cosa da fare non e cancellare tutto in modo impulsivo. E fare un controllo ordinato.

Per un ristorante o un locale, una verifica utile puo partire da quattro domande:

Spesso esistono alternative piu precise e meno problematiche: fatto in casa, preparato internamente, prodotto nel nostro laboratorio, impastato ogni giorno, cotto nel nostro forno, realizzato dalla nostra cucina. Naturalmente anche queste formule devono essere vere e dimostrabili.

La direzione giusta non e impoverire il racconto del locale. E renderlo piu preciso.

Il cliente non perde: capisce meglio

Questo e il punto piu importante dal punto di vista gestionale.

Un cliente non ha bisogno di parole generiche. Ha bisogno di capire cosa sta acquistando. Se una pasta e tirata in casa, diciamolo. Se un dolce e preparato dalla cucina, diciamolo. Se un pane arriva da un fornitore selezionato, diciamolo bene.

La trasparenza non toglie valore. Spesso lo aumenta.

Per ContoVivo, questa e anche una questione di metodo: le parole del menu, come i numeri, devono stare in piedi. Devono raccontare qualcosa di vero, utile e verificabile. Perche una comunicazione piu precisa riduce rischi, evita fraintendimenti e aiuta il cliente a scegliere con piu fiducia.

Fonti ufficiali